feb 09 2008
I took a drive today…

I took a drive today
Time to emancipate
I guess it was the beatings… made me wise
But I’m not about to give thanks, or apologize
I couldn’t breathe, holdin’ me down
Hand on my face, pushed to the ground
Enmity gauged, united by fear
Forced to endure what I could not forgive…I seem to look away
Wounds in the mirror waved
It wasn’t my surface… most defiled
Head at your feet, fool to your crown
Fist on my plate, swallowed it down
Enmity gauged, united by fear
Tried to endure what I could not forgiveSaw things
Saw things
Saw things
Saw things
Clearer
Clearer
Once you, were in my…
Rearviewmirror…I gather speed from you fucking with me
Once and for all I’m far away
I hardly believe, finally the shades…are raised…Saw things so much clearer
(Once you, once you)
Rearviewmirror…
Sono malato cronico di grunge.
Ogni anno succede che in un momento assolutamente non prevedibile (ma con precisione chirurgica) sento un irrefrenabile bisogno di tirare fuori tutti i CD di Pearl Jam, Nirvana, Soundgarden e di tutti i gruppi che in un modo o nell’altro hanno contribuito al grunge di Seattle e me li sparo uno dietro l’altro fino a consumarmi le orecchie. Quelli che però hanno scritto la maggior parte della colonna sonora della mia vita rimangono i Pearl Jam. E di solito succedono due cose.
La prima è che ogni volta che ascolto le loro canzoni (anche se ormai le conosco a memoria) riesco sempre a trovarci qualcosa di nuovo. La seconda particolarità di questi miei “attacchi” è che avvengono sempre in momenti particolari della mia vita. Più che particolari direi cinematografici, ovvero quei momenti in cui ti senti veramente in un film e, cazzo, la colonna sonora non può essere che quella.
E così oggi, di nuovo in preda alle convulsioni causate da questa strana malattia, ho tirato fuori la bici e con Rearviewmirror a tuono nelle orecchie mi sono fiondato per le vie del centro senza una meta ben precisa. In questi casi avere una meta non solo è inutile, ma anche dannoso: impedisce al copione di scriversi da solo.
Già… RVM… che strano effetto ascoltarla proprio oggi, data di nascita di una persona che ho amato almeno quanto mi ha ferito. E l’ho amata tanto. Ma oggi non ho ne tempo ne voglia per rancori o menate sentimentali. Oggi, seppur in mezzo a mille problemi e cose a cui pensare, riesco a sentire l’aria della bella stagione che si fa strada nei residui invernali ed un raggio di sole, rimbalzando su mille specchietti retrovisori, anche se di striscio, riesce a colpirmi.
Ed i vecchi amici di Seattle suonano di nuovo anche per me.


